aderente non fa rima con trasparente
bombette cravatte corazze di cartapesta quando io non ho mai avuto la testa al passo con te di corsa con i se leggimi di più razionalizza il mio blu tachicardici ricordi di matrioske aperte troppo tardi
Ω
ritorno a cuore di ciccia.
Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.Non importa dove si trova, com’è fatta: purchè‚ sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata.Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno,un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’meglio che pensare che sono rimasta proprio sola. Nei momenti in cui sono molto stanca, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verrà il momento di morire, vorrei che fosse in cucina. Che io mi trovi da sola in un posto freddo, o al caldo insieme a qualcuno, mi piacerebbe poterlo affrontare senza paura. Magari fosse in cucina !
VELENO
Come gli adesivi che si staccano
Lascio che le cose ora succedano
Quante circostanze si riattivano
Fuori dai circuiti della volontà.
Come il vento gioca con la plastica
Vedo trasportata la mia dignità.
Oggi tradisco la stabilità
Senza attenuanti e nessuna pietà.
Oggi il mio passato mi ricorda che
Io non so sfuggirti senza fingere.
E che non posso sentirmi libero
Dalla tua corda, dal tuo patibolo.
E un’altra volta mi avvicinerò
Alla tua bocca mi avvicinerò
E un’altra volta mi avvelenerò
Del tuo veleno mi avvelenerò.
Come gli adesivi che si staccano
Come le cerniere che si incastrano
Come interruttori che non scattano
O caricatori che si inceppano
Io tradisco le ultime mie volontà.
Tutte le promesse ora si infrangono.
Penso ai tuoi crimini senza pietà
Contro la mia ingenua umanità.
Scelgo di dissolvermi dentro di te
Mentre tu saccheggi le mie lacrime.
E sarò cieco, forse libero
Solo nell’alba di un patibolo.
Dentro una storia senza più titolo
Scegliendo un ruolo senza credito
Strappando il fiore più carnivoro
Io cerco il fuoco e mi brucerò.
E un’altra volta mi avvicinerò
Alla tua bocca mi avvicinerò
E un’altra volta mi avvelenerò
Del tuo veleno mi avvelenerò
Subsonica-Veleno
Boris Vian – Distruggono il mondo
life-puzzle.
Canzoni segmentate scandiscono i miei giorni…
Un po’ di anni fa la mia vita era un puzzle da bambini.500 pezzi per comporre un tigrotto. Mano a mano si è ingrandito, ora raffigura un qualsiasi quadro di William Turner, per esempio “Pioggia, vapore e velocità” . In passato mi sembrava che il pezzo mancante fosse soltanto uno, ma le cose si sono complicate. Pezzi sparsi qua e là,molti andati perduti, altri che non combaciano, che appartengono ad un’altra scatola. Prima, prima, prima… quando mi toglierò di bocca quest’ancora?
Ω
potresti leggerci blu ed io tuffarmi giù.dilemma.
Ω
mayday
Ω
occhi liquefatti
Ω
vedere le parole.
Tra le sue scoperte più eccitanti c'erano un trio di patelle azzurroraggiate,un paio
di ostriche a forma di sella e un magnifico piede di pellicano. Aveva telline a
bizzeffe, con i loro elastici legamenti ancora intatti, in modo che le due valve
simmetriche,una volta spalancate, somigliavano ad ali di farfalla.
Il colore era offerto dalle cappe artiche: ne aveva trovate quasi una dozzina.
Le aprì di forza e le sistemò con l'interno sgargiante rivolto all'infuori,
aggiungendo così all'insieme un tocco di porpora regale. Poi, espediente più
raffinato, allineò file su file di cipree e ne riscattò lo scialbore da conchiglioni
di pasta inserendo in punti strategici qualche orecchia di mare dalle striature
sfumate e iridescenti, che catturavano i raggi del sole e li rilanciavano
facendo balenare e scintillare al sole l'intera costruzione come un miraggio
della fantasia. Le tenebre e le turritelle le tenne da parte per le torri del castello,
dove funsero da delicati pennoni avvitandosi e spiraleggiando all'insù verso
i cieli con un brillio festoso, che le ricordò irresistibilmente le giostre,
l'acquascivolo e i cornetti gelato.
I due furono concordi: il castello era un capolavoro.
[...]
Al calore del sole i suoi pensieri si stemperavano piacevolmente in una
fitta foschia; non aveva voglia nemmeno di leggere: era solo felice di trovarsi lì,
seduto ad assaporare quel momento di prossimità e a fissare l'oceano fino
a farsi dolere la retina per la luminosità dardeggiata dall'acqua lucente.
Dopo un po' si accorse che anche Sarah aveva posato il romanzo e guardava
anche lei verso il mare, con gli occhi grigiocelesti pellucidi di beatitudine,
ubriaca di sole.
J.Coe - La Casa Del Sonno
photo credit goes to: www.flickr.com/photos/monnimomo
sonniloquio
"Tu, ombra e grazia, muovi correnti in me, irreversibili per luna; ma gli occhi narcolettici che intento a notte spio, non hanno sguardo: o una indifferenza che mi castra e ingabbia. Trattengo il fiato, insonne: la mia sorte ha i segni di un pomeriggio di sabbia "scolpito e immobile come la morte", e mi auguro un oblio così profondo da farsi mutamento: vieni, aurora, incendia la casa del sonno, inonda di luce l'ombra che bisbiglia ancora: un'altra vita occorrerà che passi per rivelarti a lei, ombra e grazia." J. COE - La Casa Del Sonno photo credit : http://www.flickr.com/photos/monnimomo
mojo pin
“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.”
“ll viaggiatore si rammarica che una riga di parole non sia una catena di immagini,di luci, di suoni, che fra di esse non circoli il vento, che su di esse non piova e che, per esempio, sia impossibile attendersi che nasca un fiore dentro la o della parola fiore.”
Viaggio in Portogallo – José Saramago
Il libro dell’ inquietudine – Fernando Pessoa
“Ho avuto desideri, ma mi è stata negata la ragione di averli. Per ogni cosa ho esitazione, spesso senza sapere perché.. Non ho mai avuto l’ arte di vivere in maniera attiva. Ho sempre sbagliato i gesti che nessuno sbaglia. Ho sempre fatto il possibile per tentare di fare quello che tutti sanno fare. Voglio sempre ottenere ciò che gli altri riescono a ottenere senza volerlo. Fra me e la vita ci sono sempre stati dei vetri opachi… Non ho mai saputo se era eccessiva la mia sensibilità per la mia intelligenza o la mia intelligenza per la mia sensibilità.
Ho tardato sempre. Non so per quale delle due ho tardato: forse per entrambe, o per l’ una o per l’ altra. O forse la terza ha tardato.”

